Attacchi di panico

“Nel panico ciò di cui il soggetto fa esperienza è innanzitutto la perdita dell’Altro. Dunque la perdita della topografia simbolica della polis e dei suoi confini, la perdita del sostegno simbolico dell’Altro. Il corpo che perde la vista, collassa, soffoca, non si controlla, suda, trema, segnala il distacco traumatico del soggetto dall’Altro”
M. Recalcati, L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica

Il panico è un fulmine a ciel sereno. Coincide con il collasso della propria identità. Il cuore batte forte, la sudorazione è alterata, il respiro si fa affannoso. Improvvisamente e senza motivo ci si sente in pericolo.
La paura prende il sopravvento e impedisce di fare da soli le cose più semplici: uscire da un supermercato, terminare il proprio lavoro, continuare a guidare seguendo la propria strada.  
Un attimo prima tutto pareva in ordine, un istante dopo nulla è più come prima. Passata la crisi acuta rimane l’ansia, l’angoscia che la crisi possa tornare.
Inizia il giro dei dottori, dei pronto soccorso, degli esami specialistici, alla ricerca di una soluzione, di solito a partire da un’interpretazione medica di quanto sta accadendo.
Solo lentamente, escluse le cause organiche, ci si rassegna con molti dubbi alla causa psichica e s’incontra il nome del proprio sintomo: disturbo da attacco di panico.

L’istantaneo impatto con il terrore, con l’ipotesi avvertita come attuale e imminente della propria morte o della propria follia, mostra una stratificazione tipica composta da una perdita recente e da un antico difetto di separazione da un genitore. La perdita recente non è necessariamente concreta e visibile, può trattarsi di un lutto, di un trasferimento, di una separazione amorosa, ma anche di una promozione, di una crisi relativa alla propria immagine o al proprio sistema valoriale.
Chi soffre di attacchi di panico, di solito, è stato troppo impegnato a soddisfare la domanda di un genitore e a cercare di realizzarne almeno in parte le aspirazioni, dimenticando e trascurando, però, le proprie.
Il proprio desiderio resta inascoltato e la crisi, pur senza parole, viene a dire al soggetto che l’equilibrio raggiunto non è adeguato.

Cura degli attacchi di panico

Nel disturbo da attacco di panico la diagnosi, sapere che la propria sofferenza è nota, che non si tratta di una colpa, di un difetto o di una viltà personale è già fonte di un certo sollievo.
Jonas Onlus, centro di clinica psicoanalitica per i sintomi contemporanei, pone attenzione particolare al trattamento del panico che può svolgersi sia individualmente sia in gruppo.
Il fine della cura è, attraverso i necessari diversi passaggi clinici, rintracciare la specificità e la particolarità del desiderio inconscio, consentirne la riconciliazione con la dimensione cosciente e la messa in opera.
Dunque non si tratta di tornare a prima ma di trasformare la crisi in un’opportunità per trovare un equilibrio nuovo, più vicino al proprio trascurato desiderio inconscio.

Cos’è un attacco di panico?

L’attacco di panico è una manifestazione di terrore radicale e imprevedibile. Chi lo ha sperimentato parla di un improvviso incontro con uno stato d’animo terribile, incontrollabile e inaspettato, un fulmine a ciel sereno senza cause apparenti da cui insorge uno stato di spavento angosciante che dura nel tempo.

Come si manifesta l'attacco di panico?

Il panico prende a volte la forma del terrore di poter morire o di impazzire o ancora di avere un attacco cardiaco. Il corpo va fuori controllo: il cuore batte forte, la respirazione si fa affannosa, la sudorazione può alterarsi, a volte si presentano tremori e senso di estraneazione. Una differenza fra panico e ansia riguarda il tempo del fenomeno: la declinazione presente è propria del panico, quella futura dell’angoscia. Il panico si sviluppa nell’attualità, la catastrofe è in corso, ci si ritrova soli, fragili, confrontati con la sciagura all’apice del suo svolgimento. L'angoscia, al contrario, si colloca al futuro, il danno è soltanto temuto ma ancora non si sta svolgendo. In chi soffre di crisi di panico l'ansia è poi evocata dall’idea della possibile ricomparsa della crisi. Il passaggio della fase acuta lascia il soggetto esposto all’angoscia del suo possibile ritorno. La crisi di panico confronta brutalmente con il limite della vita umana, espone chi ne fa esperienza alla radicale inermità della vita sempre appesa ad un filo, condizione comune ma di solito non del tutto consapevole. Con il panico simile fragilità improvvisamente emerge in tutto il suo orrore e straripa fino a sommergere il soggetto.

Da cosa possono dipendere le crisi di panico?

Il panico coincide con una caduta dell’identità di chi lo sperimenta che si ritrova solo e privato delle abituali protezioni date dal sapere chi siamo. La solidarietà, l’amore, i legami forti contrastano il panico; la solitudine, la rivalità esasperata la conflittualità esacerbata lo favoriscono. Il panico è causato dall’incontro con una minaccia incontrollabile. I legami di solidarietà attenuano il panico; la lotta per la sopravvivenza condotta senza legame e senza ideale lo amplifica. Freud ci dice che l’amore è il solo fattore d’incivilimento capace di costruire il legame e di conservare uniti gli individui a comporre gruppi e istituzioni, il timor panico, viceversa sorge dallo sgretolamento del gruppo. Quando per il soggetto i legami affettivi che fino a quel momento avevano ridotto ai suoi occhi il pericolo vengono meno, quando i legami reciproci cessano di esistere, allora può scatenarsi la paura sconfinata e irragionevole nella sua forma estrema: il panico. Ciò che fa legame e consente l’esistenza stessa della civiltà è l'amore, si nota però nel nostro tempo un’imponente pressione sociale caratterizzata dalla spinta al godimento solitario dell’oggetto (cibo, alcool, droghe, internet, oggetti di consumo), tale spinta orienta al disinteresse per gli altri e all’indifferenza verso il legame, spinge cioè verso quella dimensione oggi predominante che Recalcati insieme a Miller, con una formula molto efficace, chiama “anti-amore” e che si mostra come il tratto decisivo alla base della massiccia diffusione attuale degli attacchi di panico.

Perché sempre più persone soffrono di questo disturbo?

Assistiamo oggi ad una massiccia diffusione degli attacchi di panico. Si osserva un’epidemia mai verificatasi in precedenza, neppure in epoche a volte anche oggettivamente più difficili e pericolose. Nell’attualità l’individuo si percepisce solo, debole e senza protezione in un mondo di conflitto nel quale avverte la concreta possibilità di poter soccombere. La nascita della legge coincide con la nascita della civiltà. La protezione del debole (dell’individuo), dall’abuso del forte (del gruppo, dell’istituzione) consenta lo sviluppo della civiltà e dà un posto sufficientemente sicuro all’individuo, dunque a tutti noi. L’indebolimento della legge nel nostro tempo trova nella contemporanea, sempre più diffusa, precarizzazione del lavoro una delle sue espressioni. La scomparsa delle tutele per i lavoratori rende instabile la vita stessa degli individui e facilita lo scioglimento rapido del legame sociale. Tale elemento accompagna la perdita dell’identità che dal lavoro stesso scaturisce. Questa condizione da un lato toglie dignità e rispetto all’individuo, esponendolo al capriccio dell’istituzione sempre meno limitata dalla formula giuridica che ne restringe le possibilità di licenziamento “alla giusta causa o al giustificato motivo”, e dall’altro lo espone alla solitudine e al concreto pericolo improvviso di non potere più sostenersi né sorreggere economicamente la propria famiglia. La facilitazione della dissoluzione del legame ha una decisiva importanza nella diffusione del panico. Proprio il contemporaneo venir meno delle tutele per i lavoratori estende la lotta per la sopravvivenza, il tutti contro tutti sociale che è il tratto decisivo alla base dell’attuale espansione delle crisi di panico. La garanzia della Legge si rivela sempre più fragile in un tempo di conflittualità diffusa che lascia ciascuno esposto alla necessità di cavarsela da solo, nel disinteresse per l’altro e dell’altro. I dati recenti mettono in evidenza l’ampia diffusione del numero d’individui colpiti dal disturbo d’attacco di panico. Tali quadri patologici, dalla sintomatologia tanto enigmatica quanto eclatante, contraddistinguono la nostra epoca e ad un’attenta osservazione rivelano la loro radice fenomenologica strettamente concatenata all’assetto sociale contemporaneo. Anche la cura testimonia della medesima interdipendenza fra individuo e gruppo, il trattamento psicoterapico di gruppo, infatti, proprio nel trattamento di tali forme patologiche, si dimostra dispositivo capace di tamponare la crisi con rapidità ed efficacia.

Come si può curare il panico?

Chi soffre di panico di solito in prima istanza attribuisce la causa del suo disturbo ad un malfunzionamento organico. In genere i primi testimoni della diffusione attuale del sintomo sono i medici di base e i reparti di pronto soccorso degli ospedali. Per noi psicoanalisti la causa del panico è nell’inconscio dell’individuo e nei suoi legami con gli altri. La psicoanalisi trova la sua preziosa unicità, l’inestimabile di cui si fa testimone, nell’individuazione, nell’estrazione e nella valorizzazione della particolarità più intima e vitale dell’individuo. La direzione della cura in gruppo proposta nei centri Jonas conserva l’obiettivo proprio della psicoanalisi di partire dal recupero degli aspetti più specifici e caratteristici dell’individuo. La valorizzazione delle particolarità individuali per un verso contrasta l’adesione anonima ad un sintomo sociale uguale per tutti (chi soffre di attacchi di panico lamenta di un’esperienza comune a tutti quelli che li hanno vissuti), e per l’altro vuole riconciliare le scelte di vita con le passioni individuali. Il panico è un segnale che qualcosa non va, ma non nel corpo come pensa chi ne soffre, ma nelle scelte di vita. La presenza del panico indica che chi ne soffre ha trascurato e messo da parte la propria vocazione più profonda e preziosa. Il recupero, la riemersione, la messa in valore e il sostegno alle passioni e ai desideri vitali di ognuno sono lo scopo prioritario del trattamento psicoanalitico del panico anche nel gruppo, e sono al tempo stesso obiettivo e insieme motore della cura stessa.

 

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