Depressioni

La depressione è un disturbo dell’umore ma la sua presenza è indicativa di un malessere profondo del soggetto. La depressione colpisce varie fasce di età, dall’infanzia all’età senile si possono verificare episodi o stati depressivi di gravità o intensità variabili. Lo stato depressivo si riconosce da alcuni sintomi specifici come la tristezza, l’abulia, l’apatia, l’assenza di prospettive, la facilità al pianto, i pensieri di morte o d’inutilità, l’oppressione esistenziale. Nei casi più severi la depressione appiattisce l’orizzonte soggettivo e prevale il vissuto d’inutilità della vita, il senso di  fallimento personale e il desiderio di morire. In questi casi il rischio di suicidio è prevalente. Cosa vuole dire essere depressi? La depressione rappresenta un’involuzione soggettiva, un’introflessione e un ripiego, con cui il soggetto esprime l’impossibilità di attraversare lutti e perdite e l’incapacità di elaborare in senso simbolico tali esperienze. Il lutto non riguarda  solo la morte fisica ma investe come significato il cambiamento soggettivo e le modificazioni della vita. L’incontro con qualcosa di nuovo che sostituisce il passato, richiede un adattamento e l’accettazione del cambiamento. La difficoltà nel separarsi da vecchie immagini di sé, referenziali e la difficoltà nell’accettare una dimensione psicologica rinnovata e diversa, può scatenare il fenomeno della depressione.

La famiglia di un soggetto depresso talvolta è invasa dalla depressione che è un fenomeno quasi contagioso. I familiari spesso non riescono a gestire la situazione. Se si tratta di una depressione adolescenziale, l’allerta dei genitori è per il rischio di morte che l’adolescente dichiara con le parole o con i comportamenti autolesivi come l’uso di droghe, gli incidenti automobilistici, le fughe da casa. In altri casi, nella depressione dell’adulto vi possono essere comportamenti rinunciatari nell’area sociale e lavorativa; il soggetto depresso si chiude al dialogo e alle attività quotidiane. La depressione dell’età senile è un tema importante, spesso sottovalutato, che vede anziani demotivati a vivere, sradicati dalle loro abitudini, isolati socialmente per scarsità di mezzi economici e per la perdita della loro cerchia amicale. In tutti questi casi la famiglia, che è l’osservatore privilegiato del fenomeno depressivo, può aiutare il soggetto depresso a chiedere aiuto.

Cura della depressione

La terapia della depressione è complessa. In Jonas Onlus la prima dimensione di cura è la parola e l’incontro con uno specialista. Il soggetto depresso deve sentirsi compreso e accolto nei suoi limiti esistenziali ed espressivi. La seconda dimensione è la terapia farmacologica nei casi di grave sofferenza morale, di grave inibizione a vivere, di apatia profonda e di ideazione suicidaria. Il paziente depresso spesso chiede aiuto e talvolta nel tempo della terapia chiede di capire qualcosa del sintomo e della propria esistenza. Questo elemento pare determinante per la prognosi della depressione. Il paziente accetta di curarsi e di mettere in gioco qualcosa di sé. Dalla depressione si può definire un nuovo soggetto e un nuovo modo di esistere.

 

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