Dipendenze

“Non esistono drogati felici”
C. Olievenstein
“Il più rozzo ma anche il più efficace metodo per influire sull’organismo è quello chimico: l’intossicazione. Con l’aiuto dello “scacciapensieri” sappiamo dunque di poterci sottrarre alla pressione della realtà e trovare riparo in un mondo nostro, che ci offre condizioni sensitive migliori”
S. Freud, Il disagio della civiltà

Considerare la dipendenza solo un fatto patologico, è un atteggiamento oggi molto diffuso ma è anche un errore. La dipendenza dall’Altro grande è la condizione della vita umana, dipendiamo da molte cose: dalle parole con le quali pensiamo, gioiamo, soffriamo e comunichiamo; dal nostro corpo, dalla sua immagine, dalle cure e attenzioni che reclama; dalle persone che amiamo e che speriamo stiano bene, siano serene e contente, e soprattutto, sin dal principio, tutti dipendiamo dal segno d’amore e di desiderio da parte dell’Altro.

La sudditanza è condizione patologica quando dipende da un oggetto di consumo più o meno tossico e si trasforma in ostacolo per l’individuo, ne danneggia i legami, le relazioni e la possibile realizzazione soggettiva.

La dipendenza patologica poggia sulla pretesa di fare a meno dell’Altro e degli altri, rinchiude l’individuo in un legame solitario con un prodotto  tossico, alcol o droga che sia. Anche senza giungere al grado estremo della tossicomania, l’additivo diviene molto importante, e in sua assenza non si riescono più a fare le cose più semplici come: parlare con una ragazza, divertirsi serenamente, passare del tempo piacevole con gli amici.

L’insegnamento della psicoanalisi rivela che ognuno è responsabile delle scelta che fa e dell’esistenza che conduce, tuttavia vi sono condizioni nelle quali la famiglia di origine favorisce l’instaurarsi di una dipendenza patologica. L’elemento ripetitivo, in simile contingenza, coincide con la mancanza di desiderio reciproco fra i genitori, il segno dell’amore e del desiderio allora non circola fra i membri della coppia e il discendente finisce in una posizione differente da quella del figlio di un papà e di una mamma.
Simile assenza di desiderio, tipicamente, prende la forma della mancanza di parole per dire. Non che non si parli, tutti parlano, ma non si dice nulla che attenga sé stessi e quel che si prova. La parola viene deprezzata, svalutata, proprio come fa chi abusa di sostanze assai più incline all’agito che alla parola.

Cura delle dipendenze patologiche

In presenza di una dipendenza patologica la diagnosi tossicologica assume un valore specifico e decisivo. Secondo un antico proverbio cinese al primo bicchiere l’uomo beve il vino, al secondo il vino beve il vino, dal terzo il vino beve l’uomo. È indicata così la potenza del prodotto tossico, alcol o droga che sia, capace di acquisire il completo dominio sull’individuo, sino a rendere impossibile un percorso di cura di parola e rendere necessari ricoveri ospedalieri o interventi residenziali protetti.  

Jonas Onlus, centro di clinica psicoanalitica per i sintomi contemporanei,  svolge diagnosi tossicologiche accurate, allo scopo di reperire e indicare al soggetto che abusa di prodotti tossici, e alla sua famiglia, il percorso di cura più adatto.
Laddove sia possibile avviare il percorso terapeutico in sede, la mira preliminare del trattamento è quella di oliare la parola e ridarle valore, sino a portare l’individuo a cogliere il proprio disagio e il senso del proprio abuso di sostanze. Il passaggio successivo coincide con l’obiettivo di rintracciare la specificità e la particolarità del desiderio inconscio, rimasto in eclissi dietro la sostanza d’abuso per consentirne la messa in opera.

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